venerdì 6 settembre 2013

Il tai chi, antica arte marziale. Che cos' è il tai chi?



Benché possa sembrare una disciplina fatta su misura per il mondo moderno e le sue inesorabili pressioni, in realtà il tai chi esiste da molto tempo. Questo insieme armonico e integrato di esercizi per il corpo, la mente e lo spirito affonda le sue radici nell' antica Cina e presenta elementi che risalgono al 3000 a. C. La traduzione di tai è grande, alto, supremo, mentre chi può significare sommità, principio, energia, respiro. Praticare il tai chi significa dunque sperimentare qualcosa di grande e speciale attraverso il movimento, il qi o chi, vale a dire l' energia vitale che alimenta l' universo, dalla stella più grande fino alla più piccola delle creature microscopiche. 

Questo manuale intende mostrarvi come scoprire e sperimentare questo tipo di energia. Se praticato quotidianamente, il tai chi vi aiuterà a conservare la salute e il benessere, a rimanere rilassati e perfino a tenere lontani alcuni dei guasti prodotti dal tempo. Non occorre acquistare un' attezzatura costosa, né è richiesto un abbigliamento speciale. Ognuno di noi ha già tutto quello che serve: il qi naturale del corpo, che è sempre a nostra disposizione e si tratta solo di imparare a usarlo. Se praticherete il tai chi sarete collegati a una fonte sorprendente di energia. In effetti, aprendo questo libro avete già fatto il primo passo di un viaggio speciale alla scoperta di voi stessi, un viaggio che potrebbe durare per tutta la vita. 

 Come forse saprete, il tai chi è un' arte marziale, e per giunta estremamente efficace. Le arti marziali fiorirono in Cina in epoca medievale, quando le diffuse tecniche marziali fondate su pugni, calci, e colpi vari si fusero con la lunga e venerabile tradizione di esercizi terapeutici che si era sviluppata nel corso dei secoli. In seguito si aggiunse la conoscenza medica della struttura energetica del corpo umano, e il risultato fu la nascita di ciò che divenne noto come tai chi chuan. Molti dei maggiori esponenti del tai chi della nostra epoca sono di fatto esperti di arti marziali di altissimo livello. 

 Di recente tuttavia abbiamo assistito a una spettacolare rinascita di interesse per i principi originari del flusso di energia che stanno alla base del tai chi; tale attenzione ha indotto molte persone, attirate dalla grazia e dalla bellezza insite nel tai chi, a considerarlo una fonte di ispirazione e a esplorare una volta di più le sue qualità e le sue proprietà terapeutiche. Questa caratteristica è alla base del presente manuale.

giovedì 5 settembre 2013

A proposito del Karate-do



Stabilire chi vince o chi perde non è lo scopo ultimo del Karate-do. Il Karate-do è un' arte marziale intesa a formare il carattere attraverso la pratica, perciò il Karateka è effettivamente in grado di sormontare qualsiasi ostacolo, sia esso tangibile o intangibile. 

 Il Karate-do è un' arte di autodifesa a mani nude in cui braccia e gambe vengono preparate sistematicamente al punto che l' attacco improvviso di un avversario può essere controllato con un' efficacia non dissimile da quella che possono dispiegare le armi moderne. 

 Il Karate-do è un' attività fisica che rende il Karateka padrone di tutti i movimenti del corpo come il piegarsi, il saltare, il rimanere in equilibrio, e il muovere gli arti e il corpo in avanti e indietro, a destra e a sinistra, verso l' alto e verso il basso, liberamente e uniformemente. 

 Le tecniche del Karate-do sono controllate dalla forza di volontà del karateka e giungono al bersaglio spontaneamente e con precisione. 

 L' essenza delle tecniche di Karate è il kime. Kime significa eseguire un attacco esplosivo diretto al bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel lasso di tempo più breve. 

 Il kime si può effettuare percuotendo, colpendo di pugno o di calcio, ma anche parando. Una tecnica carente di Kime non può in nessun modo venire considerata vero Karate, e non importa quanto questa esteriormente possa sembrare tale. Le gare non fanno eccezione; tuttavia è contrario alle regole giungere al contatto vero e proprio per il periodo che ciò comporta. 

 Sun-dome significa arrestare la tecnica appena prima del contatto col bersaglio (un sun equivale a crica tre centimetri). Ma non portare una tecnica al kime non è vero Karate, e di conseguenza il problema consiste nel come sanare la contraddizione che sussiste tra kime e sun-dome. La risposta è questa: il bersaglio si stabilisce convenzionalmente appena prima del punto vitale dell' avversario. Lo si potrà allora colpire controllando nello stesso tempo il colpo, senza arrivare al contatto.

 L' allenamento trasforma le varie parti del corpo in altrettante armi che possono venire impiegate liberamente e con efficacia. Ma la qualità necessaria a realizzare tutto questo è l' autocontrollo. Per vincere occorre innanzi tutto vincere se stessi. 

 (Fonte: m.nakayama, Super Karate, Edizioni Mediterranee)

mercoledì 4 settembre 2013

Quali sono i motivi più validi per allenarsi?



Cosa succede quando non si riesce a trovare un valido motivo per allernarsi? In linea generale se proprio non vi va, allenarsi non ha alcun senso. 

 Alle volte il desiderio c'è, ma manca la motivazione. La motivazione ad allenarsi. Trovare la giusta motivazione è molto importante. 

 Ci si può allenare da soli a casa anche con criterio, ciò può apportare miglioramenti anche alla salute. Studiare un' arte marziale può anche servire per la difesa personale. 

 Ho cominciato a studiare il kung fu Wing Chun, quando avevo circa trent' anni. La mia collezione di libri arti marziali è rispettabile. Conosco pure un po' di Karate. 

 Sicuramente una palestra e un buon maestro di arti marziali servono molto, io però mi alleno da solo. Faccio così perché ho poco tempo a disposizione. 

 Quando vi allenate da soli avete la possibilità di organizzare i vostri allenamenti; è anche possibile scegliere le tecniche più adatte al proprio fisico ed alla propria indole. 

 La motivazione può mancare per vari motivi: 

 1. Non riuscite a fare dei grandi progressi 

2. Provate noia 

3. I libri non sono sufficienti e vi piacerebbe avere la guida di un vero esperto 

4. Non riuscite ad organizzarvi 

 Se vi annoiate molto potreste cercare un amico con cui allenarvi. Dovete fare attenzione però a non farvi male. 

 I libri vanno scelti bene. Qualche libro l' ho ordinato persino in America.

martedì 3 settembre 2013

Tecniche di base di Kung fu.



Pugno diretto. 

Quando l' avversario attacca con un pugno diretto, col taglio interno della mano deviate il suo pugno. Balzando di lato, afferrate a due mani il suo braccio. Operate quindi una violenta torsione (che quasi certamente comporterà un' immediata frattura del braccio e dell' articolazione della spalla) costringendolo a terra; potrete così finirlo con un colpo di tallone vibrato alla bocca dello stomaco. 

Pugno al volto. 

Quando l' avversario vi attacca con un pugno al volto, parate con un movimento verso l' esterno del taglio interno della mano; questo manderà fuori bersaglio il pugno e aprirà la guardia del vostro avversario. Colpitelo allora immediatamente a dita tese, sferrando l' attacco con la stessa mano con cui avete compiuto la parata. 

Calcio volante laterale. 

Quando l' avversario vi attacca con un qualunque tipo di calcio volante, bloccatelo con un movimento circolare esterno del braccio che ne provocherà lo squilibrio. Potrete così contrattaccare efficacemente con una qualunque tecnica. 

Calcio all' indietro. 

Se il vostro avversario tenta di sferrarvi un calcio all' indietro, bloccate con un energico movimento del pugno a martello. Contrattaccate colpendo immediatamente i reni del vostro avversario. 

Pugno discendente alla nuca. 

 Se il vostro avversario, trovandosi dietro a voi, tenta di colpirvi con un pugno discendente alla nuca , parate chiudendo il suo braccio tra le vostre due mani aperte. Operando una violenta disarticolazione, proiettatelo al di sopra delle vostre spalle e finitelo con un colpo di tallone alla mascella.

lunedì 2 settembre 2013

Sul combattimento libero e la difesa personale.



Un praticante di KUNG FU non può cimentarsi nel combattimento libero fino a quando non abbia appreso le posizioni e gli attacchi base al punto da applicarli istintivamente in ogni situazione. A questo scopo, ci si allena comunemente immaginando di avere di fronte un avversario; questa pratica, in ogni caso, non può sostituire completamente la preparazione che si ottiene con un avversario reale. Questi, infatti, presenta un bersaglio mobile il che non è concepibile nell' allenamento a vuoto o contro un bersaglio fisso. 

 Un avversario reale, inoltre, può contrattaccare a sua volta e ciò richiede una preparazione non solo ai movimenti di offesa ma anche a quelli di difesa. Lo scopo del combattimento libero è di esercitare in movimento contro uno o più avversari, tutti gli attacchi, le parate e i contrattacchi che erano stati precedentemente appresi individualmente. Esso è un vero e proprio test di versatilità, rapidità di risposta e di controllo. Permette inoltre di ampliare notevolmente la gamma degli attacchi studiati, attraverso un impiego assolutamente pratico. 

 Migliora inoltre ogni difetto di impostazione o preparazione, permettendo di incrementare equilibrio e stabilità, oltre che ogni tipo di attacco e di parata. L' essere colpiti in combattimento è altamente educativo: ci dimostra quanto sia difficile ottenere la perfezione attraverso il dolore morale e fisico causato da un attacco portato a segno dall' avversario e ci permette, attraverso l' esperienza, di perfezionare e arricchire il nostro bagaglio tecnico. In strada si incontrerà molto raramente un avversario pratico di arti marziali (questo discorso si riferisce ovviamente ai paesi occidentali); l' allenamento in palestra permette quindi di esercitarsi contro i più temibili tra gli avversari possibili. 

 (Fonte: John Armstead, Kung-Fu di Okinawa, Edizioni Mediterranee)

sabato 10 agosto 2013

Il makiwara. Kung fu e Karate. Un confronto.



Di Makiwara ne esistono di due tipi: sospeso o sagemakiwara, o fisso, tatemakiwara; sembra che il termine makiwara, si riferisca al secondo.

Quasi tutti i praticanti di Karate si allenano con questo attrezzo. Serve a rinforzare, le mani e i piedi per trasformarle in strumenti per il combattimento.

 Se volete costruire un sagemakiwara, dovete legare con una corda un fascio di paglia, in modo tale che il diametro sia quello del bersaglio che si usa nel tiro con l' arco, e sospendetelo per mezzo di funi.

 Un sagemakiwara si costruisce legando strettamente con una corda un fascio paglia, facendo si che il diametro sia più o meno quello del bersaglio usato nel tiro con l' arco, e sospendetelo per mezzo di funi.

Un Makiwara si costruisce avvolgendo intorno a un fascio di 40 centimetri, una corda intrecciata dello stesso materiale.

 Normalmente, le misure consigliate sono:

 1. Lunghezza totale: 2,15 metri, di cui 1,4 metri sopra il terreno e 0,75 metri interrati 

2. Spessore: 7,5 centimetri 

3. Spessore alle estremità: 1,3 centimetri in alto e 6,35 centimetri alla base 

 Le dimensioni possono subire delle modifiche a seconda della statura e della forza del praticante. Il palo deve anche poter tornare nella posizione iniziale dopo essere stato colpito; inoltre è una buona idea confezionare un cappuccio che serve a proteggere e coprire la parte in paglia. 

 Nelle arti marziali, ha una certa importanza il confronto fra il Karate ed il Kung fu. E' un confronto un po' storico. Sembra che vi abbia preso parte anche Bruce Lee.

venerdì 9 agosto 2013

L' arte marziale, Kendo.



Esiste un arte marziale, che si chiama Kendo, di origine giapponese. Questa arte marziale è basata su tecniche di combattimento con la Katana, utilizzate dai samurai. Letteralmente Kendo significa la Via della Spada. 

 Il cammino della spada, è l' essenza delle arti marziali da combattimento giapponesi. Tutto è cominciato durante il periodo Kamakura, l' utilizzo della spada, l' equitazione, il tiro con l' arco, sono stati importanti nella preparazione militare di diversi clan. 

 Il Kendo ha subito l' influenza del buddismo zen, i samurai provavano indifferenza riguardo al rischio di perdere la propria vita. 

 A partire da quei tempi, i guerrieri si sono avvicinati alla pratica Kendo, gli stessi costituirono le prime scuole. 

 Al posto delle Katane si utilizzano le spade di legno i bokken per i Kata, mentre per gli esercizi più comuni si usa lo shinai. Si indossa anche una robusta armatura (bogu). Certi concetti come il Mushin, mente vuota sono stati seguiti da chi pratica il buddismo zen e rappresentano l' essenza del Kendo. 

 Equipaggiamento.

 Lo shinai è una rappresentazione della spada giapponese, formata da quattro stecche di bamboo, che vengono tenute attaccate da parti in pelle. Si utilizza anche una variante moderna shinai.

 Nella pratica dei Kata si utilizza anche una spada di legno molto massiccio, chiamata bokuto chiamata bokken dagli occidentali. 

 I colpi sono portati sia con il lato (la lama) che con la punta dello shinai o del bokuto. L' armatura protegge parti specifiche del corpo, che fanno da bersaglio. Queste parti sono la testa, i polsi ed i fianchi. 

 La testa è protetta da un elmo che si chiama men, con una griglia metallica, che sta a protezione della faccia. 

Gli avambracci, i polsi e le mani sono protetti da guanti di tessuto. C' è un corpetto chiamato do, che protegge il torso, mentre il punto di vita e la zona inguinale sono protetti da tare. 

 La parte centrale è generalmente coperta, da una sorta di etichetta, in giapponese zekken o nafuda.