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giovedì 13 febbraio 2014

Il contrattacco e l' attacco nel Jeet Kune Do.

Il contrattacco è un' arte sottile, sicura per la chi esercita e più nociva per chi la subisce. Di solito si pensa solo all' attacco vedendolo come qualcosa di pericoloso. 

Utilizzare la forza quando si attacca, alle volte non da buoni risultati, dato che l' avversario si muove nella stessa direzione della forza. 

 Fra due lottatori, di solito ha la meglio quello che contrattacca. Chi attacca si espone di più, rispetto a chi rimane nella posizione di guardia. 

(Bruce Lee, Jeet Kune Do, Edizioni Mediterranee)

lunedì 7 ottobre 2013

Pugilato. La posizione di guardia.



Quando si parla di guardia, nel pugilato, si parla di attenzione, protezione e difesa. La posizione di guardia dunque è quell' atteggiamento che consente al pugile di difendersi e di attaccare agevolmente ed è la posizione in cui dovremo sempre ritrovarci dopo aver sferrato un colpo, aver effettuato una parata, una schivata o dopo qualsiasi tipo di spostamento. 

 Una roccaforte per essere stabile e sicura, prima di ogni cosa deve essere ben piantata sul terreno e non deve essere sbilanciata né avanti, né indietro. Ecco, il nostro corpo assumerà una posizione identica, con il peso equamente distribuito sulle due gambe. 

 Per assumere una corretta posizione di guardia si parte, infatti, proprio dalle gambe o, meglio ancora, dai piedi. 

 In questo manuale considererò ogni allievo in posizione di guardia sinistra, il che equivale a tenere il piede sinistro avanzato rispetto a quello destro. I guardia destra, anche se, secondo me, dovrebbero imparare anche loro a boxare in guardia sinistra (sempre per una questione di conoscenza), faranno gli stessi movimenti ed esercizi al contrario, considerando cioè il piede e il braccio sinistro come piede e braccio destro, stesso vale per le braccia, nel senso che il Jab, per chi si trova con il piede destro avanti, non sarà più il diretto sinistro, ma il diretto destro. 

 Divaricare le gambe a una larghezza uguale a quella delle spalle (40-50 cm, variabili in funzione dell' altezza del pugile) e, mantenendo la posizione, fare un passo avanti con il piede sinistro. Distribuire il peso del corpo equamente su tutt'e due le gambe. 

 Il motivo per cui il peso debba essere equamente distribuito, consiste nel semplice fatto che un pugile non dovrà mai trovarsi sbilanciato, altrimenti non solo non sarà in grado di portare con efficacia i suoi colpi, ma anche un leggero colpo dell' avversario potrebbe farlo ritrovare disorientato... se non per terra. 

 Per assorbire meglio i colpi e le spinte dell' avversario, poi, è necessario che le ginocchia siano leggermente flesse. Leggermente. 

 L' ultima cosa da fare per completare la corretta posizione delle gambe sarà quella di spostare appena il peso del corpo sulla gamba posteriore (dx), giusto appena, se vogliamo tradurlo in percentuale, io direi un 10%. 

 La cosa potrebbe sembrare un controsenso, ma non lo è. 

 Il motivo è presto detto: questo atteggiamento consentirà al pugile di essere sempre pronto con il suo colpo più potente e gli permetterà di eseguire gli scatti per avanzare e attaccare, arretrare o compiere qualsiasi altro spostamento con la massima rapidità. 

 1) Piede sinistro avanti 

2) Apertura delle gambe sul piano saggittale (orizzontale) pari alla larghezza delle spalle. 

3) Peso distrubuito equamente sulle due gambe. 

4) Gambe leggermente flesse 

5) Leggero spostamento del peso del corpo sulla gamba posteriore. Provare a molleggiare lievemente. 

(Fonte: Boxe at Gleason's GYM, autore: Wilson Basetta, Edizioni Mediterranee)

domenica 26 maggio 2013

La distanza nella boxe.



Il sacco nel pugilato, così come tutti gli altri attrezzi specifici utilizzati, rappresenta l' avversario. Per stabilire la distanza dall' avversario quindi dovremmo metterci di fronte al sacco, distendere il braccio anteriore (sinistro) e avvicinarci o allontanarci con piccoli passi fin quando fra il braccio teso con pugno chiuso e il sacco non si stabilisce il contatto.

Una cosa difficile da far capire a quanti iniziano a praticare la boxe, è che non ci si deve avventare sul sacco per colpirlo con tutta la forza di cui si è capaci, contenti e orgogliosi di averlo fatto oscillare da una parte all' altra con un solo colpo, perché stranamente, al contrario di quanto si crede, per imparare a lavorare al sacco, quest' ultimo ogni volta che viene colpito, se il colpo è bene eseguito, non deve muoversi, o al limite, muoversi appena.

Più riusciamo a tenerci l' avversario vicino, mentre lo stiamo lavorando, meno ci sbilanceremo pregiudicando la nostra difesa e più possibilità avremo di continuare a lavorarlo per preparare uno o più colpi determinanti.

Il pugilato non è fatto di un solo pugno, ma di un lavoro lungo e costante che varia in funzione dell' avversario.

Vere e proprie strategie che mirano a obiettivi molto precisi, ma l' argomento è lungo e più complesso, ne parleremo nel prossimo manuale, ora torniamo al nostro lavoro.

Per imparare a mantenere costante la distanza dall' avversario e rimanere in una zona di relativa sicurezza, ciò che dovremo fare sarà:

1. misurare la distanza dal sacco

2. assumere la posizione di guardia

3. colpire con il diretto sinistro

4. rientrare in posizione di guardia

Abbassare il mento, tenere le mani alte e guardare sempre l'avversario.

(Fonte: Boxe at Gleason's Gym, Edizioni Mediterranee, autore Wilson Basetta)