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venerdì 26 luglio 2013

Il combattimento nel Karate



Gichin Funakoshi, disse: - All' inizio nel Karate esisteva il kumite come parte dell' insegnamento. Sembra che nel 1940, alcuni karateka furono cacciati dal dojo, perché facevano a pugni. 

 Tra le caratteristiche del Kumite del Karate si nota che i colpi, non vengono affondati alla ricerca del knockout dell' avversario, ma vengono arrestati per motivi di incolumità. 

 Le tecniche tuttavia, devono dimostrare il loro potenziale, ed essere seguite, controllandole per non arrecare dei danni fisici evidenti. E' necessario un adeguato allenamento, ma anche un buon regolamento di gara.

 Quest' ultimo infatti prevede, un contatto addominale, non un contatto con tecniche di braccio, nessun contatto tecniche di braccio al volto e un lieve contatto con tecniche di calcio. 

 E' importante l' ausilio di protezioni, (conchiglia, paradenti, corpetto, guanti), e l' adozione di sanzioni adeguate e di opportune norme completano il regolamento nella tutela dei praticanti. 

 Il maestro Mas Oyama creò il Kyokushinkai (Full Contact Karate) e da esso, successivamente, si svilupparono molti altri stili che facevano del contatto pieno il loro punto di forza. 

 La federazione del Karate (WKF) è riconosciuta dal comitato olimpico internazionale internazionale, ed è responsabile per le competizioni di Karate. Le regole comuni sviluppate, dalla WKF governano tutti gli stili. Esistono comitati olimpici nazionali. 

 Per quanto riguarda il karate sportivo oltre alla WKF, ci sono realtà diverse che enfatizzano il combattimento; in questo competizioni si può anche vincere per K.O. 

 Da menzionare, poi, i campionati mondiali di Kyokushinkai e Ashihara; entrambi caratterizzati da un numero rilevante di atleti internazionali. 

 (Fonte: Wikipedia l' enciclopedia libera)

mercoledì 26 giugno 2013

Il combattimento libero. Di che si tratta?



Il combattimento libero è una forma di studio e d' allenamento, dove i contendenti hanno la possibilità di muoversi con quasi totale libertà per quanto riguarda l' impiego delle tecniche offensive o difensive. Lo scopo è riprodurre il più fedelmente possibile una eventuale situazione di contrasto – dove potrebbe essere in gioco la propria vita – e allenarsi con gli elementi che si sono appresi, per raggiungere la maestria nell' arte.

La pratica assidua permette al soggetto di acquisire una sicurezza psicologica, che si riflette poi nel suo comportamento. E' però molto importante tenere presente che il combattimento libero, sia in palestra (allenamento), sia in una competizione sportiva (agonistico), non è mai quel conflitto reale (difesa personale) che può accadere nelle circostanze più diverse e in momenti inaspettati, comportando conseguenze imprevedibili e quindi non descrivibili nell' analisi seguente.

Possiamo utilizzare una formula matematica (equazione di primo grado) per sintetizzare e avere una visione globale delle componenti che determinando il risultato in un combattimento.

Y= nx + c(a + b)

dove y= variabile dipendente; rappresenta il risultato finale del combattimento.

x= variabile indipendente, include ogni variabile sconosciuta, compresa la quantità (n); rappresenta l' avversario.

c=termine noto; rappresenta l' effettiva capacità combattiva del soggetto ed è idealmente il fattore costante dell' equazione.

a= un coefficiente degli elementi tecnici autogeni ed esogeni.

b= coefficiente delle condizioni psico-fisiche dell' individuo

(Fonte: Tang Su Do, karate coreano tradizionale, edizioni mediterranee, autore : roberto daniel villalba)

martedì 16 aprile 2013

I differenti tipi di Kumite nel Karate.



Nel Kumite due praticanti si fronteggiano ed applicano le tecniche. Di conseguenza il Kumite può essere considerato la dimostrazione pratica dei fondamenti appresi nel kata, cioè una forma di combattimento.

Anticamente, ad Okinawa, l' allenamento del Karate si basava quasi esclusivamente sui kata. Solo raramente la forza di un pugno o di una parata veniva misurata attraverso il cosiddetto kakedameshi.

In seguito alla sua introduzione in Giappone, il Karate divenne sempre più popolare tra i giovani e venne inevitabilmente influenzato dalle arti marziali giapponesi.

Fu studiato e perfezionato il kumite fondamentale, che iniziò ad essere praticato verso la fine degli anni venti, e inoltre si sviluppò il Jiyu kumite (combattimento libero). Oggi, il kumite è praticato ovunque come mezzo d' allenamento.

 Poiché il kumite nacque soltanto dopo l' introduzione del Karate in Giappone, esso costituisce per così dire una branca recente di quest' arte di autodifesa. Così, proprio allo stesso modo in cui i nostri antichi predecessori perfezionarono i kata, il karateka moderno deve portare il kumite allo stesso livello di perfezione.

Vi sono tre tipi di kumite: il kumite fondamentale, l' ippon kumite ed il Jiyu kumite. Il kumite fondamentale serve a sviluppare le tecniche fondamentali in funzione del livello di abilità dell' allievo.

L' ippon kumite serve a studiare le tecniche offensive e difensive, ad allenare gli spostamenti e a comprendere il maai (distanza).

Nel Jiyu kumite non vi sono tecniche prestabilite: i partners possono utilizzare liberamente le loro capacità fisiche e mentali, ma i praticanti devono controllare i loro pugni, le percosse, i calci.

(Fonte: super karate, edizioni mediterranee, autore m.nakayama)

domenica 31 marzo 2013

Le arti marziali nei film e le arti marziali nella realtà.



A contribuire alla diffusione delle arti marziali in tutto il mondo è stato il cinema. In particolare certe stelle del cinema.

Tutto è cominciato con la rivoluzione lanciata da Bruce Lee con i suoi film, per poi passare ai suoi successori.

Nel cinema di Holliwood c'è però una certa passione per la violenza ed il sangue, che non fa realmente parte della tradizione delle arti marziali.

E' vero che le arti marziali sono fondamentalmente dei sistemi di combattimento, però è anche vero, e basta pensare al Karate, che servono a sviluppare l' equilibrio psico-fisico di una persona.

Certe scene di sangue, che si vedono nel cinema, non le vedrete mai in palestra. Semmai le potreste vedere in qualche combattimento da strada.

C'è stato un periodo in cui anche nella mia città, si parlava di combattimenti clandestini, legati a un giro di scommesse, in cui i lottatori esperti si confrontavano quasi all' ultimo sangue.

E' un po' quanto succede quando si parla del vero Kumite, o delle sfide fra scuole, alle volte all' ultimo sangue, che sembra ci siano state davvero – perlomeno in passato - .

Esistono poi arti marziali come l' aikido ed il Krav Maga, la cui filosofia di base è legata soprattutto all' autodifesa.

Anche nel kung fu gli stili interni come il Tai Chi, prevedono delle tecniche più morbide, meno violente rispetto agli stili esterni,

Altra cosa che distingue la realtà dal cinema, è che soprattutto ultimamente i personaggi di molti film i cui protagonisti praticano le arti marziali godono di una sorta di invulnerabilità.

martedì 19 febbraio 2013

Alcuni consigli per chi pratica il karate e si allena da solo.



Ecco una serie di consigli dati dal maestro Shosin Nagamine, a chi pratica il Karate, utili anche per chi si allena da solo.

1. Sviluppa il karate-do sulla base della sua storia e tradizione.

2. Studia e pratica i kata in modo corretto e diligente. (Per concentrare tutta la forza possibile in ogni movimento del kata, è necessaria una ripetizione costante. Il corpo deve essere bene allenato in tutta la sua interezza, e questo richiede molti anni. Anche dopo molti anni, la pratica dei kata non è ancora terminata, perché c' è sempre qualcosa di nuovo da imparare riguardo all' esecuzione di un movimento).

3. Studia e pratica il kumite (prestabilito e libero), essenzialmente non per prepararti ad un torneo, ma per acquistare il ma-ai, per sviluppare la capacità marziale di leggere i movimenti dell' avversario, e per sviluppare il kiai e la forza fisica, che non possono essere pienamente ottenuti dalla sola pratica dei kata.

4. Utilizza sempre metodi di allenamento fisico come il salto della corda, gli esercizi con la sbarra, i manubri, il chishi (un antico modello di manubrio), il sashi (impugnature fatte di ferro), ecc..., per sviluppare i muscoli e la potenza fisica

5. Impara l' uso del makiwara da ogni possibile angolo d' attacco, in modo da sviluppare l' atemi, la potenza distruttiva concentrata. Questa viene manifestata in dimostrazioni come la rottura di tavole di legno, tegole o mattoni con le mani o con i piedi.

6. Includi lo Zazen (l' addestamento Zen in posizione seduta) nella pratica del Karate per un ulteriore allenamento mentale e per comprendere come un tutt'uno l' essenza del karate-do e dello Zen.

(Fonte: Shoshin Nagamine, L' essenza del karate-do di Okinawa, Edizioni Mediterranee)